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		<title>Nicotina: pro o contro la salute delle ossa?</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 10:15:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel corso dell’ultimo congresso EFORT svoltosi a Berlino lo scorso anno sono stati presentati i dati relativi agli effetti della nicotina e del fumo di sigaretta sulle ossa e sulla loro capacità di guarigione. I risultati però lasciano ancora qualche spazio al dubbio. A cura della Redazione di Orthopedika Journal Quando si parla di effetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Nel corso dell’ultimo congresso EFORT svoltosi a Berlino lo scorso anno sono stati presentati i dati relativi agli effetti della nicotina e del fumo di sigaretta sulle ossa e sulla loro capacità di guarigione. I risultati però lasciano ancora qualche spazio al dubbio.</p>
<p align="justify"><em>A cura della Redazione di Orthopedika Journal</em></p>
<p align="justify">Quando si parla di effetto positivo della nicotina sulla guarigione dell’osso è fondamentale tener presente che fumando sigarette non si ottiene certamente lo stesso effetto. Con queste parole i ricercatori presenti al congresso della Federazione europea delle associazioni nazionali di ortopedia e traumatologia (EFORT) mettono i “puntini sulle i” e ci fanno capire che, indipendentemente dai risultati degli studi clinici, il fumo di sigaretta è comunque nocivo per la salute. I fumatori non sono quindi autorizzati a pensare che la loro abitudine possa portare benefici all’organismo visto che oltre alla nicotina la sigaretta contiene anche molte altre sostanze pericolose.</p>
<p align="justify"><strong>SI PARTE DA CELLULE E MODELLI SPERIMENTALI&#8230;</strong><br />
In esperimenti che gli scienziati definiscono in vitro, cioè condotti su linee cellulari coltivate in laboratorio, la nicotina in concentrazioni abbastanza basse riesce a stimolare la divisione cellulare e il metabolismo osseo e aumenta anche la sintesi di proteine fondamentali per la formazione e il rimodellamento dell’osso. Attenzione però: se i livelli di nicotina sono troppo elevati gli effetti sono tutt’altro che benefici e possono diventare addirittura tossici per le cellule. Ecco perché, come sottolinea Rami Kallala del Leeds Teaching Hospital in Gran Bretagna, prima di guardare alla nicotina come sostegno per la guarigione dell’osso servono altri studi che spieghino come questa sostanza agisce sulle cellule del tessuto osseo. Oltre a mettere in luce gli effetti in vitro della nicotina il dottor Kallala ha valutato anche precedenti studi che hanno coinvolto animali e che svelano come, in questi modelli, la nicotina mostri spesso effetti negativi sulla salute delle ossa: inibisce per esempio la produzione di alcuni tipi di collagene e riduce i livelli di vitamina D, necessaria per fissare il calcio nell’osso. “In realtà negli studi analizzati i livelli di nicotina sono nettamente superiori rispetto a quelli che si riscontrano anche nei forti fumatori” spiega l’autore a parziale giustificazione di questi dati. E non dimentichiamo che, per complicare ulteriormente il quadro, in alcuni studi animali sono stati ottenuti risultati di segno opposto: la nicotina in dose moderata è riuscita a rallentare e in alcuni casi anche a invertire l’osteoporosi.</p>
<p align="justify"><strong>…E SI ARRIVA FINO ALL&#8217;UOMO</strong><br />
Se i modelli in vitro sono importanti per la ricerca, il fine ultimo del ricercatore in questi casi resta sempre l’applicazione clinica della scoperta sull’uomo. Al congresso EFORT, un gruppo di ricercatori del University Hospital di Liverpool (Gran Bretagna) guidato da Cronan Kerin, ha spiegato come i fumatori siano meno soddisfatti rispetto ai non fumatori dopo un intervento di chirurgia del ginocchio. In base ai risultati ottenuti dopo un intervento con microfratture utile in caso di lesioni alla cartilagine del ginocchio, Kerin e colleghi hanno infatti dimostrato che solo il 54% dei fumatori era soddisfatto della terapia contro il 76% dei non fumatori. E per essere ancora più precisi un terzo dei fumatori (34%) si è dichiarato completamente insoddisfatto, mentre solo il 15% dei non fumatori ha espresso un giudizio di insoddisfazione dopo l’intervento. “I chirurghi dovrebbero consigliare ai propri pazienti di smettere di fumare se si devono sottoporre a un intervento chirurgico dal momento che l’esito può essere influenzato da questa abitudine” suggerisce Kerin in base ai dati ottenuti.</p>
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		<title>Osteoporosi: a rischio frattura anche i più giovani</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 07:23:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è solo un problema delle anziane signore: le fratture legate all’osteoporosi riguardano anche chi non ha ancora raggiunto la soglia dei 65 anni e sono spesso legate alla presenza di altri disturbi come alcolismo e diabete A cura di Cristina Ferrario Circa 200 milioni di persone colpite in tutto i mondo, il 30% delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><em>Non è solo un problema delle anziane signore: le fratture legate all’osteoporosi riguardano anche chi non ha ancora raggiunto la soglia dei 65 anni e sono spesso legate alla presenza di altri disturbi come alcolismo e diabete</em></p>
<p align="justify"><em>A cura di Cristina Ferrario</em></p>
<p align="justify">Circa 200 milioni di persone colpite in tutto i mondo, il 30% delle donne in menopausa negli Stati Uniti e in Europa. I numeri dell’osteoporosi sono a dir poco impressionanti ed è importante notare che quando si parla di osteoporosi non è corretto pensare solo alle donne di una certa età, che dopo la menopausa mostrano ossa più fragili e a rischio di frattura. I dati più recenti dimostrano infatti che anche gli uomini soffrono di questo disturbo – circa 1 su 10 secondo alcune stime &#8211; e che possono essere colpiti persino i più giovani. E anche per loro aumenta il rischio di fratture, ma le informazioni disponibili sull’argomento sono ancora molto poche. Proprio le fratture in pazienti “non anziani” sono state le protagoniste di uno studio condotto dai ricercatori brasiliani dell’Università di San Paolo pubblicato sulla rivista Rheumatol International nel 2012. Sandra G Pasoto e i suoi colleghi hanno valutato per 3 anni i ricoveri ospedalieri legati a fratture dell’anca in un ospedale universitario e hanno verificato che dei 232 casi individuati più della metà (51.7%) riguardava persone con osteoporosi. A questo punto i ricercatori hanno confrontato le fratture dei pazienti anziani rispetto a quelle dei “non-anziani”, cioè di età compresa tra i 18 e i 64 anni, alla ricerca di differenze e caratteristiche specifiche per i due gruppi. I risultati hanno messo in luce che in effetti alcune differenze esistono: per esempio, tra gli under 65 gli uomini erano la maggioranza (61.5%), mentre negli anziani il primato spettava alle donne e gli uomini rappresentavano solo il 27.1% dei casi. </p>
<p align="justify"><strong>DIABETE E ALCOLISMO METTONO A RISCHIO LE OSSA PIU&#8217; GIOVANI</strong><br />
Ma in base allo studio brasiliano le differenze più marcate tra giovani e meno giovani riguardano soprattutto le cosiddette comorbilità associate alle fratture, cioè altre condizioni patologiche già presenti al momento della frattura. Tra i pazienti analizzati da Pasoto e colleghi, il 38.5% degli under 65 soffriva di diabete insulino-dipendente, mentre tra gli over 65 questa percentuale è risultata 10 volte inferiore e si è fermata al 3.7%. Discorso simile per l’alcolismo che nello studio riguardava il 38.5% dei giovani contro il 4.7 degli anziani, mentre le differenze tra i due gruppi per quanto riguarda ictus, insufficienza cardiaca e demenza si sono rivelate molto più ridotte.</p>
<p align="justify">I risultati di questo studio non sono del tutto inattesi dal momento che sono in linea con altri già pubblicati in precedenza, ma i ricercatori brasiliani hanno aggiunto ulteriori dettagli per aiutare a dimostrato come l’alcolismo e il diabete &#8211; soprattutto nella sua forma più grave con insulino-dipendenza e retinopatia – siano pericolosi per le ossa anche delle persone più giovani e aumentino il rischio di fratture. Come concludono gli autori, è di fondamentale importanza diagnosticare precocemente l’osteoporosi, valutando anche le persone più giovani che spesso non vengono considerate a rischio, ed è indispensabile predisporre strategie di prevenzione delle fratture ad hoc per le persone che soffrono di diabete mellito e alcolismo.</p>
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		<title>Strade più a rischio con il cambio dell’ora</title>
		<link>http://orthopedika.it/2013/03/25/strade-piu-a-rischio-con-il-cambio-dellora/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 16:15:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno studio inglese dimostra che ora solare e ora legale non influenzano solo il sonno e l’umore, ma hanno un effetto anche sul numero e la tipologia degli incidenti stradali. A cura di Cristina Ferrario È stato ormai dimostrato che spostare le lancette dell’orologio un’ora avanti o indietro può influenzare i nostri ritmi circadiani arrivando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Uno studio inglese dimostra che ora solare e ora legale non influenzano solo il sonno e l’umore, ma hanno un effetto anche sul numero e la tipologia degli incidenti stradali.</p>
<p align="justify"><em>A cura di Cristina Ferrario</em></p>
<p align="justify">È stato ormai dimostrato che spostare le lancette dell’orologio un’ora avanti o indietro può influenzare i nostri ritmi circadiani arrivando anche a causare problemi al sistema immunitario o disturbi del sonno e dell’umore, come per esempio maggiore irritabilità e difficoltà a concentrarsi. Nel corso dell’ultimo congresso EFORT (European Federation of National Associations of Orthopaedics and Traumatology), svoltosi a Berlino nel 2012, è emerso però che questi cambiamenti di orario apparentemente insignificanti hanno conseguenze non trascurabili anche a livello di sicurezza stradale come dimostra il fatto che nei periodi immediatamente successivi ai cambi d’ora si modificano in modo sostanziale il numero e il tipo di incidenti stradali e le categorie di persone coinvolte.</p>
<p align="justify"><strong>MOTOCICLISTI IN PRIMAVERA E PEDONI IN AUTUNNO</strong><br />
Alla base dei risultati presentati da Joseph Alsousou (Oxford), primo autore della ricerca, ci sono i dati relativi agli incidenti stradali raccolti nel decennio 1996-2006 dal Ministero dei Trasporti del Regno Unito. I ricercatori hanno posto particolare attenzione alle 4 settimane immediatamente precedenti e successive ei cambi di ora e hanno valutato nel dettaglio diversi gruppi di “utilizzatori” della strada (pedoni, automobilisti, motociclisti, eccetera). I risultati sono piuttosto interessanti e per certi versi sorprendenti: il numero di incidenti gravi e mortali che si verificano in prossimità dei cambi di ora non varia solo al variare del gruppo analizzato, ma anche dalla stagione che si prende in considerazione. E così in primavera, con il passaggio all’ora legale, si osserva un aumento generale degli incidenti in quasi tutte le categorie, ma chi paga il prezzo più alto sono i motociclisti con un + 42,2%, mentre va molto meglio ai pedoni con un -7.9%. In autunno le cose cambiano. Con il passaggio all’ora solare sono più numerosi gli incidenti gravi e mortali che coinvolgono pedoni (+29.2%) e automobilisti (+18.6%).</p>
<p align="justify"><strong>ALLA RICERCA DI NUOVE STRATEGIE DI PREVENZIONE</strong><br />
Ogni anno dal 1996 tutti i Paesi che fanno parte dell’Unione Europea seguono lo stesso calendario di ora legale e ora solare: l’ultima domenica di marzo gli orologi si spostano in avanti di un’ora e si entra nell’ora legale, mentre l’ultima domenica di ottobre si fa un passo indietro e si rientra nell’ora solare. Questa politica nata con lo scopo di “risparmiare” energia sfruttando al massimo le ore di luce estive non serve a “risparmiare” vite umane, come affermano gli autori dello studio. “Non è ancora del tutto chiaro il legame tra ora legale/solare e aumento degli incidenti stradali” spiega Alsousou. “I fattori coinvolti sono molti e per i motociclisti potrebbero per esempio includere una ridotta visibilità, il cambiamento nell’utilizzo della strada legate alle variazioni della luce o disturbo dei ritmi circadiani”. “Servono nuovi studi sull’argomento per poter ideare e mettere in atto strategie di prevenzione davvero efficaci” conclude.<br />
<img src="http://orthopedika.it/wp-content/uploads/2013/03/ora_legale_incidenti.jpg" alt="" title="ora_legale_incidenti" width="300" height="300" class="alignleft size-full wp-image-2210" /></a></p>
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		<title>Anche Aprile è il mese delle donne</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 13:15:40 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

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		<description><![CDATA[Per tutto il mese 109 ospedali Bollini Rosa offrono gratuitamente alle donne in tutta Italia servizi informativi, clinici e diagnostici per aiutarle a controllare lo stato di salute delle loro ossa. Una alimentazione sana e una regolare attività fisica sono gli elementi fondamentali per mantenere le ossa in buona salute fin da giovani ed evitare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Per tutto il mese 109 ospedali Bollini Rosa offrono gratuitamente alle donne in tutta Italia servizi informativi, clinici e diagnostici per aiutarle a controllare lo stato di salute delle loro ossa. Una alimentazione sana e una regolare attività fisica sono gli elementi fondamentali per mantenere le ossa in buona salute fin da giovani ed evitare l’osteoporosi, malattia tipicamente femminile che colpisce in Italia il 25% delle donne con età superiore ai 40 anni e che può progredire silenziosa per anni. L’iniziativa vuole sensibilizzare la popolazione sull’importanza della prevenzione e dell’adozione di stili di vita corretti. Per scoprire le strutture aderenti all&#8217;iniziativa è disponibile la pagina dedicata su www.mesesaluteossa.it.</p>
<p align="justify"><strong>Ogni giorno è prevenzione</strong><br />
È vero che uno scheletro forte e robusto si costruisce soprattutto nei primi 25-30 anni di vita, ma non dobbiamo dimenticare che anche dopo, durante l’età adulta, l’adozione di corrette misure di prevenzione consente di mantenere nella norma i livelli di massa ossea fino ad un’età avanzata.</p>
<p align="justify"><strong>5 raccomandazioni per mantenere ossa forti e prevenire fratture e osteoporosi:</strong></p>
<p align="justify">1. Assumere, attraverso la dieta, una quantità di calcio adeguata. Per un adulto la quantità raccomandata è 800 mg al giorno. Una tazza di latte da 250 ml contiene circa 300 mg di calcio, pari a poco più di un terzo del fabbisogno medio di un adulto; la stessa quantità di calcio è contenuta in 25 g di parmigiano reggiano o grana padano, 2 vasetti di yogurt, 150 g di mozzarella di bufala, 185 g di fior di latte o 50 g di formaggio molle da tavola.</p>
<p align="justify">2.  Disporre di una buona dotazione di vitamina D che fissa il calcio delle ossa. La vitamina D si ottiene con la dieta e un’adeguata esposizione della pelle al sole per circa 20 minuti al giorno o, quando ciò non è possibile, grazie ad una supplementazione con cibi arricchiti. Può essere d’aiuto anche un integratore di vitamina D (chiedere consiglio al proprio medico prima di assumerli)<br />
3. Praticare attività fisica. Anche una camminata di mezz’ora al giorno è sufficiente. L’importante è la regolarità nell’esercizio fisico e la conduzione di uno stile di vita attivo. </p>
<p align="justify">4. Limitare l’uso del sale ed evitare un consumo eccessivo di caffé, perché entrambi favoriscono l’eliminazione del calcio nelle urine</p>
<p align="justify">5. Evitare il fumo e l’abuso di bevande alcoliche, evitare una dieta troppo ricca di proteine e di fibre perché queste ultime, utili sotto molti aspetti, sono in grado di ridurre l’assorbimento intestinale di calcio (si potrebbe dare una preferenza ai vegetali che sono anche ricchi di calcio, ad esempio cavoli, broccoli, carciofi, fagioli, ceci).</p>
<p align="justify"><em>A cura di Liana Zorzi</em><br />
<img src="http://orthopedika.it/wp-content/uploads/2013/03/aprile_donne.jpg" alt="" title="aprile_donne" width="200" height="200" class="alignleft size-full wp-image-2206" /></a></p>
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		<title>LA CHIRURGIA PROTESICA DÀ I NUMERI</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Mar 2013 12:29:06 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[protesi anca]]></category>
		<category><![CDATA[Turi]]></category>

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		<description><![CDATA[Per l’Italia i numeri sono alti, ma in genere in linea con quelli degli altri Paesi occidentali. Le diverse malattie degenerative articolari hanno una frequenza che varia anche in base all’origine etnica ed è quindi comprensibile che nei diversi Paesi le percentuali possano variare. “Per esempio la patologia degenerativa artrosica è leggermente più frequente nell’Europa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Per l’Italia i numeri sono alti, ma in genere in linea con quelli degli altri Paesi occidentali.<br />
Le diverse malattie degenerative articolari hanno una frequenza che varia anche in base all’origine etnica ed è quindi comprensibile che nei diversi Paesi le percentuali possano variare. “Per esempio la patologia degenerativa artrosica è leggermente più frequente nell’Europa meridionale, mentre quella di tipo flogistico-degenerativo, per esempio, l’artrite reumatoide, è leggermente più frequente nel mondo anglosassone. E ancora, la patologia degenerativa post-traumatica è più frequente nei maschi, mentre quella idiopatica – che non ha cioè una causa nota – è più frequente in persone di sesso femminile” chiarisce il professor Giorgio Turi, specialista in Ortopedia e Traumatologia e oggi coordinatore scientifico del Dipartimento di Ortopedia e Traumatologia della Clinica Codivilla Putti di Cortina.<br />
Rimanendo nell’ambito delle percentuali, in Italia siamo di fronte a un alto numero di sostituzioni protesiche articolari, ma questi valori non si allontanano molto da quelli riscontrati in altri Paesi occidentali.</p>
<p align="justify"><em>A cura di Redazione Orthopedika Journal</em></p>
<p align="justify"><strong>INTERVENTO SICURO, BASSA LA PERCENTUALE DI FALLIMENTO</strong><br />
Per quanto riguarda le percentuali di successo, il professor Turi ci tiene a precisare che affermare che l’intervento di protesi d’anca sia a fallimento zero non corrisponde esattamente a verità ed è un’affermazione molto pericolosa. “In effetti si tratta di un intervento che nel 97-98% dei casi offre un buon risultato e in un’alta percentuale di pazienti la protesi ‘sopravvive’ a dieci anni, tuttavia possono verificarsi complicanze e/o eventi avversi che compromettono il risultato”.<br />
Tra questi il più temibile è senza dubbio l’insorgenza di infezioni, che può verificarsi nell’1-2 % dei casi anche se tutto è stato fatto secondo quanto previsto in termini di prevenzione del problema. Esiste poi l’insuccesso occasionale imprevisto, che si verifica in ogni tipo di chirurgia e può essere legato al chirurgo (protesi posizionata male) o alla reattività biologica del paziente (la cosiddetta “protesi dolorosa”).<br />
“Il dolore su un’anca operata bene e per il quale non si individua una causa documentabile e documentata, deve indurre sempre a escludere la presenza di una infezione latente, cioè un’infezione presente anche se non si manifesta nella forma clinica classica” dice Turi. “È vero però che esistono protesi dolorose in cui non è possibile riconoscere alcuna causa oggettiva responsabile del dolore”. Anche in questi casi più complessi, l’esperienza dello specialista e la serietà del centro possono fare la differenza.</p>
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		<title>PROTESI D’ANCA: È TEMPO DI REVISIONE?</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Mar 2013 12:26:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Turi]]></category>

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		<description><![CDATA[I progressi di chirurgia e tecnologia aiutano, ma la scelta di come e quando intervenire è fondamentale per garantire il successo dell’intervento di revisione della protesi. Come per l’automobile anche per la protesi d’anca arriva il momento della revisione. Di certo i continui progressi in campo medico e tecnologico e l’utilizzo di nuovi materiali sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">I progressi di chirurgia e tecnologia aiutano, ma la scelta di come e quando intervenire è fondamentale per garantire il successo dell’intervento di revisione della protesi.</p>
<p align="justify">Come per l’automobile anche per la protesi d’anca arriva il momento della revisione. Di certo i continui progressi in campo medico e tecnologico e l’utilizzo di nuovi materiali sempre più bio-compatibili hanno allungato la vita di queste protesi, ma non sono ancora riusciti a renderle “eterne” e possono quindi essere necessari interventi per sostituire la vecchia protesi con una nuova. Quando è ora di cambiare la protesi? “Quando fa male ed è stato diagnosticato un iniziale scollamento della protesi stessa” spiega il professor <strong>Giorgio Turi</strong>, specialista in Ortopedia e Traumatologia, che ha al suo attivo oltre 7500 interventi chirurgici nella branca dell’ ortopedia e traumatologia. L’importante è affidarsi sempre a centri specializzati e a medici esperti che sappiano come intervenire in questo delicato intervento.</p>
<p align="justify"><em>A cura di Redazione Orthopedika Journal</em><br />
<strong>LA TECNICA NON E&#8217; SEMPRE LA STESSA</strong><br />
“La revisione di una protesi d’anca non è una metodica univoca: la tecnica adottata dipende infatti da vari fattori che possono influenzarla come, per esempio, il quadro anatomo-patologico che ci si trova di fronte, la presenza di infezioni o il tipo di protesi presente” afferma Turi.</p>
<p align="justify"><strong>Ecco di seguito alcuni dei principali fattori che devono essere presi in considerazione prima di procedere con la revisione:<br />
</strong>- gravità del quadro anatomo-patologico: se il riassorbimento, la perdita di tessuto osseo (la cosiddetta osteolisi) attorno alla protesi e la progressione e migrazione della protesi sono più gravi, la revisione sarà per forza di cose più complessa e indaginosa. C’è bisogno in questi casi del supporto e dell’impiego di protesi più invasive e di utilizzo di osso di banca per riparare le perdite di sostanza.<br />
- presenza o meno di uno stato settico (infezione): è di fondamentale importanza stabilire se ci si trova di fronte a una mobilizzazione settica o asettica (infetta o non infetta) dal momento che queste due diverse condizioni influenzano necessariamente le procedure chirurgiche.<br />
- presenza o meno del cemento: la sostituzione di una protesi cementata rispetto a una non cementata presenta peculiarità tecniche diverse che sono rappresentate fondamentalmente dalle difficoltà che si incontrano nel rimuovere il cemento acrilico.</p>
<p>“La Società Italiana di Chirurgia di Revisione ha indicato per le mobilizzazioni asettiche 4 stadi diversi di gravità legati alla estensione della perdita d’osso” precisa Turi. “Ogni stadio necessita di tecniche e procedure diverse, dalla meno invasiva alla più invasiva, dalla meno impegnativa alla più impegnativa, dalla meno rischiosa alla più rischiosa, dalla più sicura alla meno sicura nei risultati a distanza”.</p>
<p align="justify"><strong>TEMPISMO E NUOVE TECNOLOGIE </strong><br />
Le nuove tecnologie &#8211; tra le più impiegate ricordiamo le pappe piastriniche e le cellule staminali stromali autologhe &#8211; rappresentano senza dubbio fattori fondamentali per la protezione del nuovo osso che si dovrà formare per utilizzare a lungo la nuova protesi. Anche i materiali sono cambiati: oggi è infatti possibile utilizzare materiali ad alta compatibilità biologica (titanio trabecolato e/o tantalio) che hanno caratteristiche di forma e di struttura tali da favorire la nuova crescita dell’osso, stabilizzando quindi nel tempo la protesi.<br />
“Indubbiamente tutti gli aspetti della chirurgia protesica negli ultimi anni sono migliorati: dalla tecnica chirurgica alla biocompatibilità dei nuovi biomateriali, dalla geometria delle protesi alla maggiore conservazione del bone stock, cioè alla minore invasività delle protesi stesse e ai nuovi trattamenti di superficie che garantiscono la migliore integrazione possibile e la durata nel tempo del solidale rapporto tra osso e ospite estraneo, la protesi eterologa” spiega Turi.</p>
<p align="justify">Ma oltre a queste nuove tecnologie, anche i tempi contano. Come chiarisce Turi, “in linea generale si può dire che quanto più precoce è l’intervento di revisione e reimpianto tanto migliori sono i risultati a breve, medio e lungo termine”. Se eseguito precocemente, infatti, l’intervento è meno invasivo e meno invasive sono anche le protesi che vengono utilizzate in quanto spesso è possibile impiegare protesi che si utilizzano nel primo impianto. Un reimpianto eseguito quando l’osso “è buono” può essere infatti sovrapponibile, come risultato, ad un primo impianto.</p>
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		<title>ANCHE L’UOMO RISCHIA L’OSTEOPOROSI</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jan 2013 14:33:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>

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		<description><![CDATA[Le stime più attuali dicono che 1 uomo su 3 incorrerà in una frattura da osteoporosi , che in 10 anni, circa il 30% dei 4 milioni di fratture del femore causate da osteoporosi, colpirà gli uomini. Eccesso di alcool e fumo, oltre a vita sedentaria sembrano essere le principali cause nell’uomo. E se la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Le stime più attuali dicono che 1 uomo su 3 incorrerà in una frattura da osteoporosi , che in 10 anni, circa il 30% dei  4 milioni di fratture del femore causate da osteoporosi, colpirà gli uomini. Eccesso di alcool e fumo, oltre a vita sedentaria sembrano essere le principali cause nell’uomo. E se la forma femminile che insorge dopo la menopausa è ben studiata, le conoscenze su quella maschile sono ancora poche. </p>
<p align="justify"><em>A cura di Redazione Orthopedika</em></p>
<p align="justify">Anche in Italia il fenomeno dell’osteoporosi maschile è di ampie proporzioni: si stima che nei prossimi 20 anni le fratture raggiungeranno le vette di 14.000, che raggiungeranno quota 21.000 nel 2050 con una quota elevatissima di ricoveri ospedalieri. A differenza delle donne, però, gli uomini vengono colpiti in età anziana intorno ai 75-80 anni con presenza di deformazioni vertebrali e fratture dell’avambraccio. Con l’aumentare dell’aspettativa e della qualità di vita anche dopo i 70 anni, quindi, anche per l’uomo è importante prevenire l’insorgenza di una patologia così invalidante.<br />
Le cause dell’osteoporosi nell’uomo sono fondamentalmente tre: il consumo di alcool, la terapia steroidea e l’ipogonadismo dovuto soprattutto all’uso di farmaci che inibiscono gli ormoni maschili, come nel caso del tumore alla prostata. </p>
<p align="justify">In particolare, il consumo di alcool si è rivelato il principale responsabile dell’osteoporosi nell’uomo. Con l’avanzare dell’età, quindi, e ben prima dei 75 anni, riferiscono gli esperti, è importante ridurre i fattori di rischio riducendo l’uso di alcolici, potenziando l’apporto di calcio e vitamina D con la dieta e gli integratori specifici, evitando di vivere in luoghi chiusi e di condurre una vita sedentaria, smettendo di fumare, facendo attenzione all’uso di cortisonici. </p>
<p align="justify">La diagnosi prevede lo stesso iter della donna; densitometria ossea, anamnesi ed eventuali correzione degli stili di vita. In ogni caso, dopo i 70 anni è bene richiedere al proprio medico una valutazione del rischio di osteoporosi anche per gli uomini. Come dire: questa è una malattia che si può prevenire soltanto se giocando d’anticipo.</p>
<p align="justify"><em>Fotografia: salute24.ilsole24ore.com</em></p>
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		<title>Diario di una reporter intorno al mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jan 2013 14:26:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>

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		<description><![CDATA[La collana È dedicato al Costa Rica il primo volume di una collana edita da Sebook (Simonelli electronic book) dedicata al reportage geografico. La collana “Diario di viaggio tra natura e ricerca” si basa su una serie di reportage realizzati dalla allora inviata speciale Nicoletta Salvatori tra la fine degli anni ’80 e la fine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La collana</strong></p>
<p align="justify">È dedicato al Costa Rica il primo volume di una collana edita da Sebook (Simonelli electronic book) dedicata al reportage geografico. La collana “Diario di viaggio tra natura e ricerca” si basa su una serie di reportage realizzati dalla allora inviata speciale Nicoletta Salvatori tra la fine degli anni ’80 e la fine degli anni ’90 per il mensile Airone di Giorgio Mondadori. </p>
<p align="justify">Il punto di vista è quello della alleanza possibile tra uomo e natura, tra sviluppo e protezione di un pianeta unico e meraviglioso, la Terra. Il viaggio diventa allora non solo una scoperta di mondi lontani ma ricerca dei modi in cui questa alleanza è stata cercata e a volte trovata, in cui Paesi diversi e uomini (e donne) di un altrove che ci è comunque vicino cerchino di mettere le basi per un futuro sostenibile.</p>
<p align="justify">I testi sono stati rivisti e aggiornati per tener conto dei cambiamenti avvenuti, ma le interviste e gli incontri di allora sono stati mantenuti intatti perché parte integrante della narrazione e della esperienza sul campo. Il loro ricordo è inscindibile da quello dei Paesi visitati e costituisce il tessuto connettivo del viaggio stesso che è fatto di luoghi, esperienze, cammino, ma soprattutto di incontri e delle impressioni che questi incontri lasciano in noi. </p>
<p align="justify">I libri non sono guide turistiche ma certamente suggestioni al viaggio, motivazioni verso una meta. Con in più una indicazione importante. Viaggiare significa aprire la mente e il cuore lasciando solo buona traccia di sé e portando via solo ricordi, con grande rispetto e leggerezza. Il viaggio migliora noi stessi solo se migliora e non sporca le nostre mete.</p>
<p align="justify"><strong>Il libro: Un Paese, due oceani, tre anime</strong><br />
«Ha sorprendenti spruzzi di colore, scogliere coralline, barche affusolate in alto mare e nascondigli selvaggi e solitari&#8230; Non è grande e disordinato con noiose distanze tra una avventura e l&#8217;altra ma è tutto ben concentrato in poco spazio. Accogliente e compatto»: il Costa Rica è proprio il &#8220;Paese che non c&#8217;è&#8221; così come lo descrive James Matthew Barrie nel suo Peter Pan e Wendy (1911). Non solo è un frammento d&#8217;Europa finito tra le Americhe, un pianeta di pace nell&#8217;istmo della guerriglia e del narcotraffico, il Costa Rica concentra in sé il 6 per cento della diversità biologica del pianeta Terra pur rappresentandone solo lo 0,01 per cento. Un mondo a sé dunque, quasi un esperimento dove uomini e natura hanno cercato e tuttora cercano di dare il meglio di sé in varietà e audacia, in fantasia e consapevolezza.</p>
<p align="justify"><strong>L’autore</strong><br />
<img src="http://orthopedika.it/wp-content/uploads/2013/01/forestanebbiosa-150x138.jpg" alt="" title="forestanebbiosa" width="150" height="138" class="alignleft size-thumbnail wp-image-2189" /></a>Nicoletta Salvatori nasce a La Spezia nel 1956. Dopo la laurea in filosofia della scienza ed un inizio di carriera accademica all’Università Statale di Milano, si dedica alla pubblicistica scientifica ed al giornalismo. Collabora al “Polso”, al “Calendario del Popolo”, all’ “Unità” e quindi entra nel mensile “Airone” della Giorgio Mondadori prima come inviato speciale e poi come direttore. Mensile che lascia dopo circa quindici anni per andare a dirigere per un quinquennio “Quark”, testata scientifica legata alla trasmissione “Superquark” di Piero Angela. Passa quindi alla Domus come direttore editoriale del comparto turistico (Meridiani, Meridiani Montagne, Tuttoturismo, libri e guide) e direttore responsabile del mensile “Tuttoturismo”. Con la chiusura di questo periodico nel 2009 si dedica alla libera professione firmando un manuale in tre volumi di geografia turistica per Zanichelli, dirigendo per un biennio il bimestrale del mare e della marineria “Arte Navale”, dedicandosi a progetti multimediali.<br />
<img src="http://orthopedika.it/wp-content/uploads/2013/01/costa_rica_nicoletta_salvatori-230x300.jpg" alt="" title="costa_rica_nicoletta_salvatori" width="230" height="300" class="alignleft size-medium wp-image-2187" /></a><strong>COSTA RICA &#8211; Diari di Viaggio tra Natura e Ricerca</strong><br />
<strong>ebooksitalia</strong><br />
<a href="http://www.ebooksitalia.com/ita/detail_ebook.lasso?codice_prodotto=20121217123131254495" target="_blank">http://www.ebooksitalia.com/ita/detail_ebook.lasso?codice_prodotto=20121217123131254495</a><br />
<strong>iTunes</strong><br />
<a href="https://itunes.apple.com/it/book/costa-rica/id588320697?mt=11" target="_blank">https://itunes.apple.com/it/book/costa-rica/id588320697?mt=11</a><br />
<strong>Amazon</strong><br />
<a href="http://www.amazon.it/COSTA-RICA-Viaggio-Ricerca-ebook/dp/B00APMMQ0U/ref=sr_1_155?s=digital-text&#038;ie=UTF8&#038;qid=1355931435&#038;sr=1-155" target="_blank">http://www.amazon.it/COSTA-RICA-Viaggio-Ricerca-ebook/dp/B00APMMQ0U/ref=sr_1_155?s=digital-text&#038;ie=UTF8&#038;qid=1355931435&#038;sr=1-155</a></p>
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		<title>ARTROSI, LESIONI DELLA CARTILAGINE E IL PARERE DEGLI ESPERTI</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jan 2013 14:17:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>

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		<description><![CDATA[Le lesioni di cartilagine sono molto comuni nella popolazione anziana e in quella degli adulti sportivi. Per la natura biologica della cartilagine, in cui risultano assenti terminazioni nervose, vasi sanguigni e linfatici, e per la sua scarsa capacità rigenerativa, sono stati proposti diversi approcci di trattamento, alcuni riparativi, altri ricostruttivi. Tra i riparativi, le microfratture [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Le lesioni di cartilagine sono molto comuni nella popolazione anziana e in quella degli adulti sportivi. Per la natura biologica della cartilagine, in cui risultano assenti terminazioni nervose, vasi sanguigni e linfatici, e per la sua scarsa capacità rigenerativa, sono stati proposti diversi approcci di trattamento, alcuni riparativi, altri ricostruttivi.</p>
<p align="justify">Tra i riparativi, le microfratture procurate in sede sub condrale sembrano favorire il sanguinamento e quindi l’arrivo di cellule progenitrici – staminali – che darebbero luogo a condrociti; tra i ricostruttivi, il trapianto autologo di cellule cartilaginee prelevate dal soggetto in un’area  di ridotto carico. L’approccio di trapianto di condrociti autologhi ha ottenuto un buon successo di risultati, come evidenziato da numerosi studi. La riabilitazione prevede una precoce mobilitazione dell’articolazione con un carico completo raggiunto nelle 6 settimane dopo l’intervento. Il ritorno all’attività non avviene prima di 3 mesi.<br />
Nonostante questo, ancora non risultano chiare le indicazioni al trattamento né se vi sia un reale vantaggio rispetto ad altre tecniche come le microfratture. </p>
<p align="justify"><em>A cura di Redazione Orthopedika</em></p>
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		<title>Inizia il 2013 senza traumi</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Jan 2013 15:53:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>
		<category><![CDATA[traumi]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo gli esperti, durante le vacanze di natale e durante il periodo delle settimane bianche, si registra un’impennata incredibile di traumi tanto da far pensare che lo sci sia uno sport pericoloso. Come riportato dall’Adnkronos Salute, infatti, dopo Natale in media si registra un aumento del 30% dei traumi da sci al ginocchio, e del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Secondo gli esperti, durante le vacanze di natale e durante il periodo delle settimane bianche, si registra un’impennata incredibile di traumi tanto da far pensare che lo sci sia uno sport pericoloso. Come riportato dall’Adnkronos Salute, infatti, dopo Natale in media si registra un aumento del 30% dei traumi da sci al ginocchio, e del 15% di quelli alla spalla.</p>
<p align="justify">Inutile dire che la causa non è solo dello sci: slittino, snowboard e qualunque altro attrezzo o tecnica ci dia l’ebbrezza della velocità sulla neve, a qualsiasi età sembra avere un irrefrenabile richiamo durante l’inverno.<br />
Come hanno più volte sottolineato i nostri esperti, gli sport invernali sono tutt’altro che pericolosi ma vanno affrontati con una dovuta preparazione.</p>
<p align="justify"><strong>RINFORZA I MUSCOLI PER PROTEGGERE GINOCCHIA E SPALLE</strong><br />
Nello sci, l’articolazione più esposta è il ginocchio principale attore di torsioni, rotazioni, accosciate che sono parte integrante di questo sport invernale. Tonificare i muscoli che sostengono l’articolazione rappresenta l&#8217;unica vera protezione di ginocchia e spalle, affermano gli esperti. E&#8217; chiaro che la preparazione è da differenziare a seconda della età, della tecnica del soggetto, del sesso e così via, ma soprattutto è importante conoscere il limite oltre il quale non è opportuno spingersi.</p>
<p align="justify"><strong>DUE CONSIGLI PER GODERSI FINO IN FONDO LE VACANZE SULLA NEVE</strong><br />
Spesso i traumi sui campi innevati sono la causa dell’interruzione delle vacanze invernali, e certamente la fine del divertimento, oltre che l’inizio di problemi che si accompagnano al processo di guarigione.<br />
Nell’augurarvi un 2013 all’insegna del benessere e della salute anche delle vostre articolazioni, di seguito 2 consigli adatti anche a chi non svolge alcuna attività fisica durante l’anno ma non può rinunciare al richiamo della neve:</p>
<p align="justify">
1.    Un paio di settimane prima di partire, dedicare un&#8217;ora al giorno alla palestra o al nuoto, con l&#8217;ausilio di un buon preparatore atletico che sappia indicare gli esercizi migliori per rinforzare e proteggere ginocchia e spalla.</p>
<p align="justify">2.    se non è possibile recarsi in palestra o in piscina, a casa effettuare esercizi di flesso-estensione degli arti inferiori. E&#8217; necessario distendersi su un tappeto, tirare verso il naso la punta del piede tenendolo a 90 gradi rispetto alla gamba, contrarre al massimo il muscolo della coscia, sollevare l&#8217;arto dal terreno fino a portarlo a 45 gradi rispetto al pavimento, contare fino a 10 mantenendo la massima contrazione e riportarlo a terra. Ripetere questo esercizio fino a che la coscia appare dolente. Questo banale esercizio ripetuto 2 volte al giorno ci permetterà in 2 settimane di affrontare la settimana bianca in condizioni di sicurezza.</p>
<p align="justify"><em>A cura di Liana Zorzi</em></p>
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