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		<title>L’ORMONE CHE RIMODELLA IL CORPO PARTENDO DALLE OSSA</title>
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		<pubDate>Fri, 11 May 2012 13:50:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[menopausa]]></category>
		<category><![CDATA[osteoporosi]]></category>
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		<description><![CDATA[L’osteoporosi è la patologia delle ossa più frequente in età avanzata e rappresenta un fattore di rischio per le fratture in particolare di vertebre, avambraccio e collo femorale. Si calcola che l’80% dei soggetti con osteoporosi sia costituito da donne in post-menopausa e che il 30-35% delle pazienti manifesti un quadro di osteoporosi clinicamente significativa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">L’osteoporosi è la patologia delle ossa più frequente in età avanzata e rappresenta un fattore di rischio per le fratture in particolare di vertebre, avambraccio e collo femorale. Si calcola che l’80% dei soggetti con osteoporosi sia costituito da donne in post-menopausa e che il 30-35% delle pazienti manifesti un quadro di osteoporosi clinicamente significativa dopo la fine dell’età fertile. In una situazione in cui il processo di turnover (rigenerazione) osseo è rallentato, può essere d’aiuto il Dhea l’ormone che incrementa la densità e rimodella le ossa. </p>
<p align="justify"><em>A cura di Irene Butta<br />
Con il contributo del professor Araldo Causero</em></p>
<p align="justify"><strong>OSTEOPOROSI: TUTTA COLPA DEGLI ESTROGENI</strong><br />
La regolazione ormonale ha un ruolo fondamentale nell’osteoporosi che si manifesta dopo la menopausa dovuta alla riduzione della quantità di estrogeni prodotta dalle ovaie. È stato dimostrato infatti che gli estrogeni proteggono dal riassorbimento osseo, stimolano la secrezione endogena di calcitonina (ormone che favorisce la deposizione di calcio nell’osso) e favoriscono l’assorbimento intestinale di calcio determinato dall’aumento della produzione di vitamina D.<br />
Con la riduzione degli estrogeni in menopausa, quindi, si verifica uno squilibrio nel normale processo di turnover osseo, con una prevalenza dell’attività di riassorbimento e la conseguente perdita di massa ossea. </p>
<p align="justify"><strong>DHEA: L’AMICO DELLE OSSA E DELLA COPPIA</strong><br />
I risultati degli studi sul Dhea pubblicati nel 1996 sul Journal of Endocrinology erano e restano sicuramente promettenti: è stato accertato infatti che il Dhea protegge dal rischio cardiovascolare, fa scendere gli alti livelli di colesterolo, protegge le ossa dalla perdita di massa e quindi dall’osteoporosi. Dhea, o deidroepiandrosterone, è un ormone naturale sintetizzato dalle ghiandole surrenali a partire dal colesterolo. Si tratta di un precursore di ormoni quali il testosterone, gli estrogeni e il progesterone, tutti implicati nell’insorgere dell’osteoporosi. Numerosi studi però, hanno evidenziato come i livelli plasmatici di Dhea si riducano con l’avanzare dell’età e come le donne affette da osteoporosi abbiano livelli di Dhea inferiori ai gruppi di controllo. Considerando che la massa ossea e i livelli plasmatici di Dhea tendono a ridursi con il passare degli anni, si può ipotizzare che una ridotta produzione di questo ormone rappresenti un’importante concausa dell’osteoporosi. Gli esperti però stanno verificando l’utilizzo e gli effetti della somministrazione di Dhea nel periodo post-menopausale vista la sua importanza nel mantenere le ossa in salute mantenendo la loro densità (ndr: l&#8217;ormone deve essere somministrato in dosi controllate e sotto la supervisione di un medico). </p>
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		<title>Quando la stanchezza diventa una malattia</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 13:15:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 12 Maggio sarà celebrata la Giornata Mondiale della Stanchezza Cronica, il cui simbolo è rappresentato da un fiocchetto blu. Questa giornata è stata istituita per sensibilizzare l’opinione pubblica su questa rara patologia, misconosciuta dai più, ma fortemente invalidante per chi ne è affetto. Comunemente, una condizione di stanchezza è un sintomo, cui ognuno di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Il 12 Maggio sarà celebrata la <strong>Giornata Mondiale della Stanchezza Cronica</strong>, il cui simbolo è rappresentato da un fiocchetto blu. Questa giornata è stata istituita per sensibilizzare l’opinione pubblica su questa rara patologia, misconosciuta dai più, ma fortemente invalidante per chi ne è affetto.<br />
Comunemente, una condizione di stanchezza è un sintomo, cui ognuno di noi ha la propria risposta individuale in tempi variabili, ma che generalmente, dopo un adeguato riposo, ci restituisce alle condizioni ”normali” precedenti l’insorgenza dello stato di malessere. Spesso è solo un sintomo che spinge dal medico, il quale può verificare se alla base ci possa essere uno stato di stress psicofisico, una depressione, oppure una patologia organica quale l’ipotiroidismo, il diabete, un tumore o una malattia infettiva.</p>
<p align="justify">Niente di tutto questo riguarda la sindrome da stanchezza cronica, che si manifesta con una sintomatologia completamente diversa, non inquadrabile nelle patologie citate, con una gamma di disturbi legati a più malattie, per cui la diagnosi non può che essere fatta per esclusione. Non si hanno valori ematici alterati o una prova di laboratorio che possa essere utilizzata come indicatore diagnostico. Non esistono apparecchiature strumentali in grado di “misurare” la fatica, parametro di per sé soggettivo al pari della percezione del dolore.</p>
<p align="justify">Il paziente è “soltanto” stanco. Stanco come può esserlo una persona reduce da un lavoro manuale pesante. Affaticato per una stanchezza che non passa nè diminuisce anche dopo una notte di riposo.</p>
<p align="justify">All’astenia profonda si affiancano spesso dolorabilità diffusa agli arti e alle fasce muscolari, cefalea, febbricola, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, infiammazioni alla gola e linfonodi.<br />
Questi disturbi possono insorgere anche separatamente e vengono spesso interpretati dal medico come disturbi della sfera psichica, generici stati depressivi o ipocondriaci.</p>
<p align="justify">E’ stato riscontrato che gli stati depressivi sono invece secondari, conseguenti allo stato di malessere diffuso, in cui il paziente riferisce di sentirsi “come dopo uno stato influenzale”. L’insorgenza della malattia è subdola ma improvvisa, quasi sempre dopo uno stato infettivo o un tumore o un forte choc come, ad esempio, un lutto. Si manifesta maggiormente tra la popolazione femminile, tra i 20 e i 50 anni di età, anche se è stato segnalato qualche sporadico caso nell’infanzia. Si è calcolato che in Italia 200-300mila persone siano affetti da questa sindrome, una cifra significativa, anche in senso sociale, qualora si metta in relazione con le ridotte capacità lavorative di chi ne è colpito e con il frequente assenteismo che necessariamente ne consegue. Purtroppo, ancor oggi, a fronte di migliaia di studi condotti un po’ovunque nel mondo, molti non conoscono affatto questa sindrome; in particolare, i medici. Anche se già dagli anni ottanta del secolo scorso si tentava di inquadrarne la sintomatologia, i criteri per una diagnosi di sindrome da fatica cronica sono stati codificati negli Stati Uniti, ad Atlanta, solo nel dicembre 1994 da un gruppo di studio internazionale, che ne ha anche stabilito la definizione in CFS (Chronicle Fatigue Sindrome), poi divulgata sugli Annals of Internal Medicine.</p>
<p align="justify">Fonte: www.scienze-naturali.it</p>
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		<title>LE RUGHE PREDICONO IL RISCHIO DI FRATTURE</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 10:42:03 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Terza Età]]></category>
		<category><![CDATA[densità ossea]]></category>
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		<description><![CDATA[Vale solo per le donne: le rughe del viso, insieme alla qualità generale della pelle, possono predire come sarà il futuro delle ossa nelle donne in menopausa precoce. A cura di Liana Zorzi Lo rivela uno studio condotto dai ricercatori della Yale School of Medicine presentato all’Endocrine Society a Boston; secondo i ricercatori, le rughe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Vale solo per le donne: le rughe del viso, insieme alla qualità generale della pelle, possono predire come sarà il futuro delle ossa nelle donne in menopausa precoce. </p>
<p align="justify"><em>A cura di Liana Zorzi</em></p>
<p align="justify">Lo rivela uno studio condotto dai ricercatori della Yale School of Medicine presentato all’Endocrine Society a Boston; secondo i ricercatori, le rughe non rivelano solo l’età, ma permetterebbero anche di predire il rischio di fratture ossee più avanti negli anni, almeno nelle donne. “Pelle e ossa condividono blocchi proteici, e l’invecchiamento è accompagnato da modificazioni della cute e dal deterioramento delle ossa, in termini di quantità e qualità”, dice Lubna Pal, ricercatore del team che ha condotto lo studio su 114 donne.</p>
<p align="justify">Partendo dall’ipotesi dell’esistenza di un legame tra epidermide e ossa, il suo team ha studiato un sottogruppo di donne in menopausa precoce, entro tre anni dall’ultimo ciclo mestruale. I ricercatori hanno valutato qualità della pelle e rughe in 11 aree chiave localizzate tra viso e collo nelle donne coinvolte nello studio, valutando anche elasticità della pelle su fronte e guance con un dispositivo chiamato durometro, oltre a monitorare la densità minerale ossea. «Abbiamo scoperto che un peggioramento delle rughe è correlato a una minore densità ossea nelle donne monitorate» afferma Lubna Pal. “Insomma, peggiori sono le rughe, minore è la densità ossea, e questa relazione è indipendente dall’età e da altri fattori noti per influenzare la massa ossea”.</p>
<p align="justify">Al contrario, se la pelle è più compatta ed elastica, la densità ossea risulta migliore: “un ulteriore elemento che può aiutare i medici a identificare le donne a rischio frattura dopo la menopausa in un batter d’occhio, e senza “dover per forza ricorrere a costosi test», concludono gli studiosi.</p>
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		<title>Salute: internisti, in ospedale 4 pazienti su 10 hanno dolore</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 07:47:13 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[eliminare il dolore]]></category>
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		<description><![CDATA[Quasi quattro pazienti su dieci (il 37,5%) ricoverati in ospedale provano dolore. Le cause sono molteplici, e comprendono oltre al cancro (24%), anche dolore alle ossa, articolazioni e muscoli (52,8%), all&#8217;addome (20,5%), dolore legato a disfunzioni del sistema nervoso centrale e periferico (8,6%) e sofferenza cardiologica (5%). È quanto emerge dalla prima ricerca sul dolore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Quasi quattro pazienti su dieci (il 37,5%) ricoverati in ospedale provano dolore. Le cause sono molteplici, e comprendono oltre al cancro (24%), anche <strong>dolore alle ossa, articolazioni e muscoli (52,8%)</strong>, all&#8217;addome (20,5%), dolore legato a disfunzioni del sistema nervoso centrale e periferico (8,6%) e sofferenza cardiologica (5%).<br />
È quanto emerge dalla prima ricerca sul dolore negli ospedali, svolta dalla Fadoi (Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti), e presentata oggi a Milano in occasione del XVII Congresso Nazionale che si terra&#8217; dal 5 all&#8217;8 maggio a Rimini. </p>
<p align="justify">L&#8217;indagine, effettuata tra gennaio 2011 e marzo 2012, ha passato sotto la lente 5.200 cartelle cliniche di pazienti ricoverati nei reparti di medicina interna di 26 ospedali. Si e&#8217; cosi&#8217; visto che le principali cause di ricovero sono ipertensione arteriosa (31.1%), cancro (30.3%), artropatie acute o croniche, connettivopatie e fratture (25.5%). Il 25% delle diagnosi sono relative a infezioni acute, seguite da diabete (22.4%), broncopneumopatie ostruttive (18.7%), scompenso cardiaco (15,4%) e cardiopatia ischemica (14.5%). Molti pazienti soffrono di piu&#8217; patologie diagnosticate. Solo l&#8217;11.2% e&#8217; colpito da una sola patologia, mentre il 20.4% ne ha due, il 24% tre, il 19.5% quattro e il 13.2% arriva a cinque. (ANSA)</p>
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		<title>CON IL GIUSTO RISCALDAMENTO IL GINOCCHIO RINGRAZIA</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 07:43:51 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
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		<description><![CDATA[Chiunque abbia praticato sport a livello agonistico sa bene quanto sia importante riscaldare i muscoli prima delle partite. Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Archives of Pediatrics &#038; Adolescent Medicine aggiunge che proprio con il riscaldamento è possibile dimezzare il rischio di lesioni nelle ragazze che praticano calcio o pallacanestro. I ricercatori della Northwestern University [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Chiunque abbia praticato sport a livello agonistico sa bene quanto sia importante riscaldare i muscoli prima delle partite. Uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Archives of Pediatrics &#038; Adolescent Medicine aggiunge che proprio con il riscaldamento è possibile dimezzare il rischio di lesioni nelle ragazze che praticano calcio o pallacanestro. I ricercatori della Northwestern University di Chicago (U.S.A.) hanno coinvolto nello studio 90 allenatori e 1500 giocatrici di calcio o pallacanestro nelle scuole superiori della città statunitense: metà degli allenatori (e i rispettivi team) hanno utilizzato il riscaldamento cosiddetto “neuromuscolare” prima delle partite, mentre l’altra metà ha proseguito con il riscaldamento tradizionale. Come spiega Cynthia R LaBella, autrice dello studio, il riscaldamento neuromuscolare non è nulla di troppo strano o difficile da praticare. Consiste in esercizi cardiovascolari seguiti da esercizi focalizzati sui muscoli e i movimenti specificamente coinvolti nello sport che si sta praticando. </p>
<p><strong>QUESTIONE DI ATTERRAGGIO </strong></p>
<p align="justify">“La maggior parte dei danni riportati da queste ragazze è legata al ginocchio” spiegano gli autori “con lesioni che nel 91% dei casi chiudono definitivamente la stagione agonistica dell’atleta e nel 94% dei casi richiedono un intervento chirurgico”. In effetti, i danni al ginocchio, e in particolare al legamento crociato anteriore, sono molto più comuni nelle ragazze che nei ragazzi e, come ipotizzano alcuni esperti, questo potrebbe essere legato al modo in cui le atlete atterrano dopo un salto. Sulla base di tale ipotesi si può affermare quindi che il segreto del successo del riscaldamento neuromuscolare si basa soprattutto sull’insegnare alle ragazze a saltare ed atterrare con una “biomeccanica migliore”, riducendo così i rischi per le ginocchia. </p>
<p><em>A cura di Cristina Ferrario</em></p>
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		<title>OSTEOPOROSI: LA CAUSA È IN 14 GENI</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 14:26:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono 14 le varianti del genoma che influenzano il rischio di frattura e la densità ossea (BMD, bone mineral density). È quanto emerge da uno studio pubblicato il 15 Aprile su Nature Genetics. A cura di Irene Butta Il gruppo di ricerca internazionale, coordinato dall&#8217;Erasmus University Medical Center di Rotterdam, ha esaminato più di 80.000 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Sono 14 le varianti del genoma che influenzano il rischio di frattura e la densità ossea (BMD, bone mineral density). È quanto emerge da uno studio pubblicato il 15 Aprile su Nature Genetics.  </p>
<p align="justify"><em>A cura di Irene Butta</em></p>
<p align="justify">Il gruppo di ricerca internazionale, coordinato dall&#8217;Erasmus University Medical Center di Rotterdam, ha esaminato più di 80.000 soggetti provenienti da diversi paesi nel mondo nell’arco di venti anni compiendo la mappatura più estesa mai fatta per risalire alle cause dell’osteoporosi.<br />
I ricercatori hanno identificato 56 geni correlati con la massa ossea, di cui 24 erano già noti, confermando precedenti ricerche effettuate. Alcuni di questi geni sono però totalmente nuovi e nei soggetti sono stati effettuati studi di genome-wide scan (che consente l’investigazione dell’intero genoma umano) per identificarne la correlazione con il rischio di frattura da fragilità, che è stata verificata in 14 geni.<br />
&#8220;Lo studio dei nuovi geni identificati potrebbe rappresentare la base per lavori sulla fisiopatologia del tessuto osseo e per la scoperta di nuovi farmaci per la fragilità ossea” afferma Maria Luisa Brandi, direttore del dipartimento di Malattie del Metabolismo Minerale e Osseo dell&#8217;ospedale universitario Careggi di Firenze.<br />
Secondo André Uitterlinden, professore di Genetica Complessa all&#8217;Erasmus, questo tipo di approccio permetterà di continuare a identificare centinaia di varianti comuni che sottendono il rischio di osteoporosi e fratture, ma occorrono nuovi studi e nuove tecnologie per approfondire la ricerca.<br />
“All&#8217;Erasmus stiamo lavorando ad un progetto di sequenziamento dell&#8217;intero genoma di tremila individui &#8211; conclude lo studioso &#8211; che ci aiuterà a capire i puntelli genetici di una malattia complessa come l&#8217;osteoporosi&#8221;.</p>
<p align="justify">Fonte: <a href="http://www.nature.com/ng/journal/vaop/ncurrent/full/ng.2249.html" title="Nature Genetics" target="_blank">www.nature.com</a></p>
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		<title>LA SINDROME DELLE MAMME</title>
		<link>http://orthopedika.it/2012/04/17/la-sindrome-delle-mamme/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 08:05:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salute e Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[eliminare il dolore]]></category>
		<category><![CDATA[tendini]]></category>
		<category><![CDATA[tunnel carpale]]></category>

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		<description><![CDATA[Nemmeno le dive sono immuni dai dolori articolari. Ne sa qualcosa la neomamma Gianna Nannini che ha dichiarato a Vanity Fair di aver sofferto di infiammazione al tendine del polso causata dal tiralatte. “Un casino quando dovevo tenere in braccio Penelope per addormentarla” racconta la cantante. A cura di Valeria Tagni, consulenza di Ferdinando Da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Nemmeno le dive sono immuni dai dolori articolari. Ne sa qualcosa la neomamma Gianna Nannini che ha dichiarato a Vanity Fair di aver sofferto di infiammazione al tendine del polso causata dal tiralatte. “Un casino quando dovevo tenere in braccio Penelope per addormentarla” racconta la cantante.</p>
<p align="justify"><em>A cura di Valeria Tagni, consulenza di Ferdinando Da Rin, Istituti Codivilla–Putti, Cortina d’Ampezzo (BL)</em></p>
<p align="justify">Sindrome del Tunnel Carpale, epicondilite del polso, Tenosinovite di De Quervain: i disturbi articolari agli arti superiori sono comuni nelle neomamme abituate a fare tutto con una mano sola mentre l’altra regge il bambino. </p>
<p align="justify"><strong>SI COMINCIA IN GRAVIDANZA CON IL TUNNEL CARPALE ..</strong><br />
In gravidanza la ritenzione di liquidi e la maggior mobilità delle articolazioni possono favorire la Sindrome del Tunnel Carpale, il canale presente nel polso attraverso il quale i tendini dei muscoli flessori e il nervo mediano passano dall’avambraccio alla mano. “Il tunnel, non essendo elastico, subisce la pressione che si crea in occasione di tendiniti – spiega Da Rin – creando come primo sintomo l’irritazione del nervo mediano. La futura mamma può sentire dolore alle prime 3 dita della mano, pollice, indice e anulare, più intenso la notte e accompagnato da insensibilità e perdita di forza”.<br />
Il disturbo in genere regredisce da solo dopo il parto, ma nelle prime settimane rappresenta un problema nella gestione del bambino perché limita l’uso dell’arto. “La neomamma – continua l’esperto – si deve svegliare per l’allattamento notturno; se aggiungiamo il disturbo alla mano che non la fa dormire, la condizione psico-fisica diventa insostenibile. In questo caso – conclude l’esperto – si può prendere in considerazione la chirurgia, un piccolo intervento eseguito in day-surgery in anestesia locale”.</p>
<p align="justify"><strong>.. E SI CONTINUA CON LA TENDINITE DEL POLSO</strong><br />
Le neomamme, costrette all’uso della mano dominante perché l’altra è occupata a sostenere il bambino, sottopongono l’arto a sovraccarichi eccessivi e microtraumi ripetuti. I tendini così sollecitati si infiammano e il dolore, dal gomito, si irradia fino al polso e alla mano finché compiere i gesti più banali diventa un problema. Si tratta di epicondiliti che nei casi più lievi regrediscono con il riposo, applicazioni di ghiaccio e uso del tutore. Nei casi più seri l’ortopedico valuterà invece il ricorso alla fisioterapia o l’intervento chirurgico.</p>
<p align="justify"><strong>LA SINDROME DELLE MAMME: TENOSINOVITE DI DE QUERVAIN</strong><br />
Un tempo conosciuta come “malattia delle balie e delle ricamatrici”, questa infiammazione della guaina dell’estensore breve del pollice e dell’abduttore lungo del pollice colpisce chi pratica attività ripetitive come accade per le neomamme. Lo squilibrio ormonale della gravidanza unito allo sforzo di sostenere il bambino, può infiammare i tendini del pollice provocando tumefazione, edema e dolore. Anche in questo caso le prime terapie sono conservative: antinfiammatori o cortisone, se non si allatta, tutore e fisioterapia. Se poi queste misure risultano inefficaci, rivolgersi a un esperto è l’unico consiglio da seguire. Con l’ortopedico si valuterà l’eventuale intervento chirurgico: una seduta in day hospital con anestesia locale, allontanerà la mamma dal suo bimbo solo per 15 minuti. Giusto il tempo di durata dell’intervento e poi di nuovo a casa. </p>
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		<title>POLLICE DA BLACKBERRY? IO HO IL  COLLO DA PC</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 07:59:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’allarme arriva dai chiropratici inglesi: più la tecnologia evolve, più tempo si passa davanti allo schermo fra nuove applicazioni e social network, spesso in posizioni scorrette. Infatti, il collo che pesa in media 4,5 kg perfettamente bilanciati se si mantiene una posizione corretta, aumenta il suo peso quando ci pieghiamo in avanti per vedere meglio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">L’allarme arriva dai chiropratici inglesi: più la tecnologia evolve, più tempo si passa davanti allo schermo fra nuove applicazioni e social network, spesso in posizioni scorrette. Infatti, il collo che pesa in media 4,5 kg perfettamente bilanciati se si mantiene una posizione corretta, aumenta il suo peso quando ci pieghiamo in avanti per vedere meglio lo schermo. Attenzione, dicono gli esperti: col tempo possono comparire rigidità e dolore a collo, spalle, braccia e polsi fino a compromettere la postura e causare l’artrite.</p>
<p align="justify"><em>a cura di Valeria Tagni</em></p>
<p align="justify"><strong>UN ESERCITO DI PERSONE A RISCHIO </strong><br />
Chi non conosce il texter’s thumb o pollice del digitatore di messaggi che affligge gli irriducibili di Blackberry e smarthphones? Ora, anche chi resta per ore davanti al pc si troverà a fare i conti con il text neck  o collo da messaggi, dolore che colpisce le persone che vivono in simbiosi con monitor e tastiera. Operatori telematici, grafici, donne in carriera con il collo esile sono solo alcune delle categorie a rischio: chi pratica un’attività lavorativa sedentaria disabitua i muscoli di collo e schiena a lavorare e li costringe a una posizione rigida per ore, mettendoli sotto stress. Una corretta postura davanti al pc può limitare i danni; ma il dato inquietante, che viene dall’Internet World Stats, è che il 79% degli utenti conosce i consigli degli esperti ma preferisce ignorarli. </p>
<p align="justify"><strong>LE  REGOLE PER SFUGGIRE AL COLLO DA PC</strong><br />
Bastano semplici accorgimenti per migliorare la salute di un collo telematico, evitando spiacevoli patologie dal polso al tratto cervicale.<br />
1.	Lo schermo del pc deve stare a 50-70 cm di distanza dagli occhi, inclinato all’indietro di 10-15 gradi, con la parte superiore in linea con lo sguardo<br />
2.	Tenere la schiena eretta, appoggiata allo schienale e la testa in linea con la colonna<br />
3.	Rilassare le spalle<br />
4.	Appoggiare gli avambracci sulla scrivania e non piegare i posi<br />
5.	Rispettare sempre la simmetria del corpo, evitando posizioni curve<br />
6.	NON IGNORARE I 5 PUNTI SOPRA (ndr)</p>
<p>Fotografia:blog.buonpasto.it</p>
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		<title>LA BORSA PESANTE FA MALE ANCHE AL SESSO FORTE</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 07:55:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[schiena]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi pensa che il mal di schiena da maxi-bag sia un problema femminile deve ricredersi. A lanciare l’allarme è la British Chiropratic Association che denuncia l’abitudine dei maschi inglesi &#8211; e non solo &#8211; a indossare borselli e tracolle pesanti con effetti deleteri sulla colonna vertebrale. a cura di Valeria Tagni Nato negli anni ‘70 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Chi pensa che il mal di schiena da maxi-bag sia un problema femminile deve ricredersi. A lanciare l’allarme è la British Chiropratic Association che denuncia l’abitudine dei maschi inglesi &#8211; e non solo &#8211; a indossare borselli e tracolle pesanti con effetti deleteri sulla colonna vertebrale. </p>
<p align="justify"><em>a cura di Valeria Tagni</em></p>
<p align="justify">Nato negli anni ‘70 in risposta al bisogno maschile di un necessaire capiente e sobrio, il borsello è caduto nel dimenticatoio con l’avvento di zainetti e marsupi. Di recente però sta tornando nel guardaroba dell’uomo metropolitano, complici fashion victims d’eccezione come Brad Pitt e David Beckam. Con una differenza: oltre al portafogli e alle chiavi oggi alloggia un ufficio portatile. </p>
<p align="justify"><strong>TUTTA LA TECNOLOGIA A PORTATA DI BORSA</strong><br />
Portare una tracolla non danneggia l’immagine virile ma certamente fa male alla schiena, specie se il sesso forte copia l’abitudine femminile di caricarla con tutto quanto può servire durante la giornata. 1 uomo su 5 porta sempre il tablet, 1 su 3 non può fare a meno di un libro e oltre la metà non si separa mai dal suo smartphone: tecnologia che raggiunge pesi limite di oltre 6 kg portati su una spalla sola. </p>
<p align="justify"><strong>QUANDO LA MODA FA MALE ALLA SCHIENA</strong><br />
Indolenzimento alle spalle e dolore alla schiena sono i sintomi più comuni del sovraccarico alla colonna: gli stessi problemi causati dallo zaino monospalla tanto in voga tra gli studenti. Segnali che, a detta degli esperti, non vanno sottovalutati perché lo stress prolungato può causare col tempo difetti di postura. Per ridurre i rischi è consigliabile limitare il contenuto all’indispensabile, accorciare la tracolla per distribuire il peso e cambiare spesso spalla. </p>
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		<title>ECCO IL GENE CHE BRUCIA I GRASSI E POTENZIA I MUSCOLI</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 09:15:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[distrofia muscolare]]></category>
		<category><![CDATA[muscoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Muoversi fa bene a tutto: al cuore, alle ossa, all’umore e, naturalmente, alla linea. Nessuno si è mai sognato di mettere in discussione i benefici del movimento sulla forma fisica, ma restava il mistero di come facesse l’esercizio muscolare a sconfiggere la ciccia. A risolverlo ci hanno pensato i ricercatori della Case Western Reserve School [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Muoversi fa bene a tutto: al cuore, alle ossa, all’umore e, naturalmente, alla linea. Nessuno si è mai sognato di mettere in discussione i benefici del movimento sulla forma fisica, ma restava il mistero di come facesse l’esercizio muscolare a sconfiggere la ciccia. A risolverlo ci hanno pensato i ricercatori della Case Western Reserve School of Medicine, che hanno individuato il fattore genetico che aiuta il corpo a bruciare i grassi, e potenziare i muscoli, durante l’allenamento.</p>
<p align="justify">Si chiama <strong>KLF15</strong>, ed era già stato individuato come un fattore chiave nel regolare il metabolismo di due dei tre nutrienti di base usati dal corpo umano: zucchero e proteine. La scoperta del suo ruolo nel metabolismo dei grassi completa finalmente il quadro, e spiega come proprio questo fattore genetico aumenti la capacità dei muscoli in esercizio di bruciare grasso e generare forza.</p>
<p align="justify">I ricercatori hanno osservato che i livelli di KLF15 aumentavano notevolmente nel muscolo scheletrico dei topi durante l’esercizio fisico. Hanno allora deciso di collaborare con i fisiologi dell’australiana Deakin University per studiare i livelli di KLF15 nell’uomo, analizzando pazienti sani prima e dopo un un’attività aerobica.</p>
<p align="justify">Nello studio pubblicato sulla rivista Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences) hanno scoperto che l’incremento di KLF15 nell’uomo dopo la ginnastica era paragonabile a quello osservato nei topi in laboratorio, e che corrispondeva a due o tre volte la norma.</p>
<p align="justify">Per spiegare meglio i meccanismi molecolari che regolano questo processo, i ricercatori hanno analizzato dei modelli di topo che avevano carenza di questo gene. E si sono resi conto che i topi senza KLF15 non riuscivano a bruciare il grasso in maniera efficiente né a sostenere l’esercizio aerobico. Così hanno capito che questo gene è un regolatore essenziale della capacità dei muscoli di utilizzare il grasso, che poi è la nostra principale fonte di energia immagazzinata.</p>
<p align="justify">Secondo gli autori questa scoperta potrebbe essere utilizzata proficuamente per la cura di molti disturbi legati al metabolismo alterato. “Modulare la funzione di KLF15?, dicono, “potrebbe essere una strategia fruttuosa per potenziare i benefici sulla salute dell’esercizio fisico e per curare le malattie metaboliche e quelle basate sui muscoli”. Come per esempio la distrofia muscolare di Duchenne, sulla quale infatti gli autori della ricerca stanno già lavorando, alla ricerca di un’utile applicazione dei risultati dello studio.</p>
<p align="justify"><em>A cura di Marta Buonadonna</em></p>
<p align="justify">Fonte: <a href="http://blog.panorama.it" target="_blank">blog.panorama.it</a></p>
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